Una situazione complessa aggravata da storiche rivalità fra Stati, lucrosi investimenti stranieri, giochi di potere per guadagnare peso politico nella regione.Con 400 milioni di abitanti, pari al 6% della popolazione mondiale, e circa 200 miliardi di metri cubi di acqua l’anno (dati della Fao), Nordafrica e Medio Oriente rappresentano la zona più sensibile alla questione acqua a livello planetario: tenendo presente che in media un milione di persone necessita di due miliardi di metri cubi di acqua l’anno, il fabbisogno idrico della popolazione nord africano-mediorientale è soddisfatto solo per un quarto.
E si parla già di «acqua in cambio di pace».I principali fiumi contesi nell’area sono, e saranno sempre più, il Nilo, il cui bacino idrografico interessa dieci nazioni dell’Africa Orientale; il Giordano, che attraversa Libano, Siria, Israele, Territori palestinesi; il Tigri e l’Eufrate, che nascono entrambi in Turchia, attraversano il territorio siriano e si congiungono in Iraq prima di sfociare nel Golfo Persico con il nome di al-Shat el-Arab.Per i Paesi della cosiddetta Iniziativa del bacino del Nilo (Nbi, 1999, Tanzania), dieci anni di trattative e accordi non hanno ancora portato a una equa ripartizione dei diritti allo sfruttamento.
Il Nilo, però, attraversa anche Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda e il suo bacino include la Repubblica democratica del Congo, il Kenya, l’Etiopia e l’Eritrea, nazioni che fino ad ora hanno sfruttato poco o niente le acque del fiume, non solo per trattati di epoca coloniale, ma anche perché privi di canalizzazioni, dighe e centrali idroelettriche.
Da un lato, la Turchia prosegue nel mastodontico progetto di dighe e centrali idroelettriche con cui irrigherà 1,7 milioni di ettari di terre, produrrà 27 miliardi di kilowatt/ora l’anno (progetto dell’Anatolia Sud-Orientale, Gap) e sfrutterà il 70% della portata dell’Eufrate; dall’altro, la Siria, colpita da una siccità senza precedenti nell’ultimo triennio, ha intrapreso un percorso ambizioso per l’utilizzo di un miliardo di metri cubi di acque del Tigri da destinare all’irrigazione di 25mila ettari di terreno.
Fonte:
http://www.avvenire.it/Mondo/Idropolitica_201003110932047500000.htm