Vi spaventano i proclami europei e statunitensi sulla stretta alla pirateria informatica e al peer to peer? Per l’ennesima volta pensavate di stare scaricando Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e invece – gli scherzi del meccanismo perverso di eMule – vi siete ritrovati con tutta la famiglia davanti ad un porno ungherese? Vi sta venendo una tendinite a furia di cliccare sui video di pochi minuti di YouTube? Il panorama delle rete si sta organizzando per offrirvi contenuti sempre più lunghi, interessanti e di appeal. E soprattutto gratuiti. Pagherete solo con un po’ di attenzione agli spot pubblicitari che vi propineranno durante la visione. I grandi gruppi dell’intrattenimento (anche musicale), saccheggiati a piene mani dagli internauti che prendono i loro film, serie tv e album e li mettono a disposizione delle reti p2p, da anni tentano di vendere i loro contenuti (direttamente o cedendo i diritti di sfruttamento ad altre piattaforme) agli “onesti” che vogliono scaricare pagando un prezzo. Tentano di salvare il salvabile. Ma con scarsi risultati. Sta quindi maturando un altro modo di creare profitto. Quello appunto di mettere a disposizione gratis film e serie tv: chi l’ha prodotto riceve i soldi per lo sfruttamento, chi lo mette online guadagna vendendo spazi pubblicitari durante la fruizione. Con il risultato di arrivare a quel marketing “one to one”, calibrato sui gusti dell’utente che in rete è monitorato in tutti i suoi spostamenti.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=76766